Morire o impazzire a causa del panico

In questo periodo di chiusura forzata a causa dei lockdown e delle limitazioni relative alla suddivisione in fasce colorate dell’Italia, sono aumentate notevolmente le paure, le ansie e perfino gli attacchi di panico.

Non è un caso che le vendite degli ansiolitici siano schizzate alle stelle, divenendo una delle principali fonti di introito delle case farmaceutiche.

A questo enorme aumento di spesa per l’acquisto di ansiolitici però non è seguito un aumento della consapevolezza su questi malesseri, di conseguenza resistono ancora nell’immaginario comune molte leggende metropolitane riguardo gli attacchi di panico che non hanno nulla di scientifico: vediamole insieme!

 

L’argomento del giorno

 

Come dicevo, vediamo insieme alcune di queste false convinzioni.

La prima falsa convinzione è che si possa morire per un attacco di panico.

Cominciamo col dire che in tutta la storia della medicina Mondiale non si è mai verificato nemmeno un caso di morte per attacco di panico.

Quando le persone che stanno soffrendo per un attacco di panico si convincono che stanno per morire, in genere credono una di queste tre cose:

  1. Stanno per avere un infarto
  2. Stanno per avere un Ictus
  3. Stanno per morire soffocate

 

Non è possibile avere un infarto durante un attacco di panico perché l’infarto è la morte di un tessuto.

Si ha un infarto quando il cuore non batte più a causa di un mancato apporto di sangue e non quando batte più velocemente.

Inoltre durante l’attacco di Panico il corpo rilascia adrenalina (una sostanza che viene iniettata dai soccorritori nel cuore per riattivarlo)

Durante un attacco di panico quindi, è come si aveste vicino degli operatori del 118 che vi stanno iniettando dell’adrenalina intracardiaca… decisamente non si può avere un infarto.

Quella sensazione spiacevole che potreste aver sentito è una extrasistole, una delle più comuni aritmie che si manifestano anche in individui sani.

Se poi considerate che il cuore di un atleta può tranquillamente reggere 150 – 180 battiti al minuto senza riportare danni, diventa ancor più chiaro quanto sia impossibile morire per attacchi di panico.

 

Non è possibile avere un Ictus durante un attacco di panico

perché è un infarto cerebrale.

L’Ictus si verifica quando una parte del tessuto non viene più irrorata dal sangue.

Questo non può accadere durante un attacco di Panico perché durante questo attacco avviene una vasodilatazione che permette al sangue di scorrere più velocemente (prevenendo quindi questo pericolo).

 

Non è possibile morire per soffocamento durante un attacco di panico.

Si soffoca per:

  1. Ostruzione delle vie interne (qualcosa in gola)
  2. Ostruzione delle vie esterne (non c’è aria o si è sott’acqua)

 

Questo aspetto merita un approfondimento:

Quella sensazione di fame d’aria che si avverte durante l’attacco di panico in realtà è un indicatore per il sistema nervoso autonomo di incrementare la respirazione.

Quindi durante l’attacco di panico non solo si respira, ma anzi si respira ancora di più del normale.

L’unico rischio è quello dell’iperventilazione.

Questa iperventilazione può portare allo svenimento, ma questo non è un male bensì un’altra misura di emergenza del nostro corpo per regolare la respirazione.

 

Quando una persona è sotto stress infatti, il corpo risponde contraendo i muscoli del collo e del torace per poter meglio rispondere alla minaccia percepita (come se si dovesse affrontare un combattimento contro un nemico).

Questo meccanismo del nostro corpo, sebbene sia utile nel gestire uno scontro, presenta come prezzo da pagare la riduzione della nostra capacità respiratoria.

Ho detto riduzione, non interruzione, infatti anche in questo stato non si smette di respirare, anche perché il nostro cervello, nel caso in cui non incamerassimo ossigeno in quantità sufficiente, si attiverebbe un meccanismo che ci farebbe respirare a forza e, nei casi più estremi, allo svenimento per normalizzare l’afflusso di ossigeno e anidride carbonica, ma questo è un caso talmente tanto estremo da essere rarissimo.

Ad ogni modo anche questi rarissimi casi di svenimento possono essere prevenuti con la respirazione addominale o le mani a coppa.

Il pericolo dell’attacco di Panico quindi non è l’attacco in sé, ma di vivere nel terrore di un nuovo attacco.

 

La seconda falsa credenza piuttosto diffusa riguarda la paura di impazzire o di perdere il controllo.

Durante la riduzione della circolazione sanguigna è possibile sperimentare dei sintomi come ad esempio un senso di irrealtà, di disorientamento, o perfino di estraneità rispetto al proprio corpo, come se non ci appartenesse più.

Senza dubbio può essere una esperienza molto spaventosa, soprattutto se non si conoscono i meccanismi della mente, ma il fatto che sia spaventosa non significa che sia anche pericolosa.

Questa esperienza infatti non implica che siamo sul punto di impazzire o che non siamo “normali”. Malgrado sia una esperienza spaventosa infatti è perfettamente normale, perché ogni essere umano se messo nelle stesse condizioni e senza una conoscenza specifica, può sviluppare gli stessi sintomi.

Inoltre sappiate che in tutta la storia della psicologia mondiale non è mai impazzito nessuno in seguito a un attacco di panico.

Si tratta quindi semplicemente di una reazione chimica del nostro cervello di fronte alla riduzione della circolazione del sangue, niente di più.

 

L’altra grande paura è che si possa perdere il controllo.

Fermo restando che l’ossessione verso il controllo spesso è la causa di molti malesseri psicologici, ma questo lo vedremo meglio in un’altra puntata di questo podcast, l’idea che una persona possa agire in modo “contrario ai propri valori” o alla propria “morale” o che possa mettersi improvvisamente a gridare, piangere o urlare, è un’idea veicolata molto dai media (quali il cinema e la televisione) ma è una idea falsa.

Il massimo che può accadere sono due comportamenti.

Il primo comportamento è che una persona tendente all’isteria si lasci andare ad una reazione isterica (dettata dalla paura) di fronte a persone care o amici e amiche molto strette, ma persone di questo tipo hanno delle reazioni isteriche anche senza aver sperimentato l’attacco di panico, e comunque non manifestano queste reazioni con sconosciuti ma solo con coloro di cui si fidano.

L’altro comportamento che è possibile riscontrare è quello della “fuga”. Alcune persone infatti, soprattutto quando sperimentano i primi attacchi e quindi sono spaventati da quello che ci sta succedendo, cercano di fuggire dal luogo in cui lo stanno sperimentando.

Anche questa è una reazione istintiva comune a tutti gli esseri umani, ovvero di fronte ad uno spavento, se non si identifica la causa della paura viene naturale allontanarci dal luogo spaventoso e rifugiarsi in un ambiente ritenuto sicuro.

Un semplice istinto di sopravvivenza quindi, nulla di anormale.

 

 

PERCHE’ E’ IMPORTANTE

 

Sapere la verità riguardo agli attacchi di panico ed avere la sicurezza scientifica che ciò che ci sta spaventando non ha il potere né di ucciderci né di farci impazzire, ci permette di affrontare meglio l’eventuale attacco e ci da la forza di seguire il percorso di terapia psicologica per liberarsi da questo malessere

 

 

IL CONSIGLIO DELLO PSICOLOGO

 

Fermo restando che il consiglio migliore che possiate ricevere sia quello di iniziare una psicoterapia per liberarsi dagli attacchi di panico, ecco alcune indicazioni che possono esservi utili se state vivendo questo malessere:

 

Consiglio numero 1 : Evitate i social Media

Molti dei miei ex pazienti con cui ho lavorato per problematiche legate agli attacchi di panico erano iscritti ad uno o più gruppi facebook dove le persone che stavano subendo un attacco condividevano la loro esperienza e gli altri utenti cercavano di rassicurarla come potevano.

Questa strategia non solo è infruttuosa, ma anzi alimentava ulteriormente il terrore percepito perché questo malessere diventava spaventoso quasi come un predatore che improvvisamente poteva ghermire la propria vittima senza poter essere fermato.

Di conseguenza oltre alla paura cresceva anche il senso di impotenza, la frustrazione ed il bisogno di proteggersi tramite sempre più evitamenti.

 

Consiglio numero 2 : Migliorare la propria respirazione

Su internet potete trovare diversi video tutorial relativi alla respirazione diaframmatica (o addominale); vi consiglio di vedere uno qualunque di questi tutorial e di allenarvi a casa per saper richiamare a comando questa semplicissima tecnica di respirazione, la quale, oltre ad aiutarvi nella gestione degli attacchi di panico, può aiutarvi anche nella dizione, nel parlare in pubblico, nel sostenere un esame o un’interrogazione e perfino nel canto.

Vi consiglio inoltre di portarvi dietro un sacchetto di carta. Quando si sta iperventilando infatti, respirare dentro un sacchetto di carta vi aiuta nella normalizzazione della respirazione, evitando quindi il rischio remotissimo di svenire.

Se proprio non avete con voi un sacchetto di carta, il mio consiglio è quello di respirare con le mani a coppa in modo da coprire sia il naso che la bocca. In questo modo avrete un effetto benefico simile alla respirazione tramite il sacchetto.

 

Consiglio numero 3 : Interrompete gli evitamenti

 

Molte persone quando sperimentano gli attacchi di panico iniziano ad evitare luoghi, eventi, situazioni, persone e tutto ciò che pensano possa aver un qualunque tipo di legame con gli attacchi di panico.

Questi evitamenti tuttavia non solo sono utili, ma sono perfino dannosi, perché tendono a diventare potenzialmente infiniti e riducono sempre di più l’indipendenza di una persona (aumentando parallelamente il suo livello di paura ed insicurezza).

Per farvi un esempio: mi è capitato nel passato di rimanere coinvolto in un incidente automobilistico in una determinata strada. Non appena ho riavuto la macchina ho deciso di fare quella stessa strada ogni giorno per un mese, proprio per combattere ed eliminare la paura strisciante che mi consigliava di non fare mai più quello specifico tratto.

Se avessi dato retta alla paura sarei passato all’evitare sempre più cose fino a non prendere più la macchina, come purtroppo è successo ad alcune persone.

Ricordatevi quindi che gli evitamenti sono il nemico numero 1, e che più evitate ciò che temete, più la paura crescerà a dismisura.

 

 

 

SALUTI E ANTICIPAZIONI

 

Eccoci arrivati alla fine di questa puntata.

La registrazione di oggi è stata più lunga ma spero l’abbiate trovata interessante e che mi abbiate seguito senza annoiarvi.

Per farmi sapere se è così o se invece vi siete annoiati vi invito ad iscrivervi al gruppo Telegram di “Niente Paura”, dove potrete far sentire la vostra preziosa opinione, grazie alla quale questo podcast migliorerà sempre di più.

Vi invito anche a condividere questa puntata con le persone che conoscete e che sono interessate alla psicologia, alla crescita personale o anche solo alla gestione degli attacchi di panico,

Se vi piace l’uso delle e-mail vi invito anche ad iscrivervi alla newsletter di “Niente Paura”, in modo da non perdervi nessuna nuova uscita e poter riscattare il vostro regalo gratuito “Il rilassamento di Jacobson”, un audio guidato per il rilassamento rapido della durata di 15 minuti, utile per affrontare l’ansia, i pensieri negativi e lo stress.

Infine, se vi piacere, sarei felicissimo se voleste lasciarmi una recensione su I-Tunes, Spotify, Youtube o da qualunque altra piattaforma mi stiate ascoltando, per aiutarmi a crescere e a migliorare sempre di più

Prima di salutarci vi invito ad andare sul sito ufficiale “niente-paura.it” dove potrete approfondire la vostra esperienza, scoprire di più su di me, sugli studi dove lavoro, sulle sedute tramite video consulenza ed altro ancora.

Il prossimo episodio di “Niente-Paura” uscirà tra una settimana esatta, ma ora vorrei chiedervi una cosa… secondo voi come è possibile che nelle relazioni umane meno si fa e più si ottiene?

Lo scopriremo nella prossima puntata, A PRESTO!

 

 

Disegni by: Giulia Gennaretti

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