Chi sono i pazzi? Sono delle persone che agiscono senza un senso e senza una logica? O sono delle persone che agiscono sulla base di una loro logica che noi non necessariamente capiamo?
Scopriamolo insieme dopo la sigla.
L’argomento del giorno
Nel 1478, a Firenze, ci fu un evento che oggi ricordiamo come la Congiura dei Pazzi, ovvero un attentato nel quale la famiglia dei Pazzi quasi riuscì a uccidere Lorenzo de’ Medici e i suoi familiari e a prendere il potere su Firenze.
Sostanzialmente, i Pazzi erano dei nobili che si erano ritrovati a vedere erodere sempre di più il proprio potere dalla famiglia rivale dei Medici, che in quel momento regnava su Firenze. Gli scontri tra queste due famiglie erano quindi all’ordine del giorno.
Lorenzo de’ Medici era convinto di riuscire a risanare il rapporto tra le due famiglie, a farle diventare alleate o, comunque, a ridurre le ostilità. I Pazzi pensarono bene di ingannarlo e di alimentare questa sua convinzione, mentre nel frattempo preparavano un colpo di Stato.
I Pazzi decisero quindi di preparare un piano malevolo allo scopo di prendere il potere su Firenze. Come dicevo, alimentarono in Lorenzo la convinzione che si potesse giungere a una pace. Ci fu addirittura un matrimonio tra la sorella minore di Lorenzo e il figlio minore dei Pazzi.
Queste due famiglie arrivarono a un tale livello di intimità che, durante la messa di Pasqua del 26 aprile 1478, ci fu il loro attentato. Proprio durante la messa, i congiurati estrassero i pugnali, ferirono Lorenzo credendolo morto e uccisero Giuliano de’ Medici, suo fratello. Dopodiché attuarono il loro colpo di Stato, sostenuti anche dalle forze del papato di Sisto IV.
Ad ogni modo, Lorenzo non solo non morì, ma riuscì a sopravvivere e a riorganizzarsi. Dopo aver sconfitto i Pazzi e aver scongiurato il loro dominio, prima di giustiziarli sulla pubblica piazza disse:
«Pazzi, il vostro nome diverrà sinonimo di folli».
Perché è importante?
Anche se, molto tempo dopo aver sentito questa storia, scopri che probabilmente Lorenzo non pronunciò queste parole, io preferisco continuare a pensare che le abbia pronunciate. Trovo infatti questo episodio estremamente chiaro e semplice da comprendere per quanto riguarda il discorso della salute mentale.
Io non sono un filologo e non sono un esperto della lingua, quindi non posso garantirvi che il termine “pazzo” derivi dalla famiglia fiorentina dei Pazzi, magari dal latino patior, ovvero “soffrire”, o da qualunque altra etimologia.
Posso però dirvi che, generalmente, un pazzo viene considerato una persona priva di logica: una persona che magari prima si comportava in un determinato modo e poi, improvvisamente e senza un motivo, come i Pazzi della storia fiorentina, agisce in maniera aggressiva e spietata. Introduce quindi una componente di imprevedibilità che spaventa più della malattia stessa.
Questo è il grande stigma che molto spesso mi capita di vedere quando si affronta la psicopatologia: il fatto che le persone comuni pensino che chi sta soffrendo per un malessere di tipo psicologico sia un pazzo, ovvero una persona che possa agire in modo imprevedibile e incontrollabile.
Spesso, l’unico riferimento che possiedono sono i film, nei quali si vedono delle persone recitare un determinato ruolo. Un conto, però, è vedere recitato un ruolo fin troppo spesso esasperato; un altro conto è la scientificità.
Quello che mi preme sottolineare oggi, in questo episodio, è di non vedere coloro che soffrono come persone che possono impazzire o diventare strane all’improvviso. Dovremmo invece considerarle persone che stanno agendo in un determinato modo sulla base di stimoli ed eventi che non necessariamente comprendiamo.
Una delle prime persone con cui ho lavorato è stato un bambino che continuava a dare testate al muro e nessuno capiva come mai continuasse a farsi male.
Il punto, però, era molto semplice. È bastato osservare l’ambiente familiare per notare che, nel momento in cui il bambino si faceva male, riceveva attenzioni. Quando invece viveva normalmente la propria vita, veniva quasi considerato alla stregua di un soprammobile.
In quel caso, farsi male equivaleva a ottenere visibilità e a esistere agli occhi degli altri.
Questo è ovviamente un esempio estremo, ma tante cose che vengono considerate “da pazzi”, come gli attacchi di panico, non sono in realtà fenomeni folli o imprevedibili. Possono essere il risultato di un sistema della nostra psiche che, a volte, è perfino protettivo e cerca di evitarci una situazione vissuta male.
Se, per esempio, non sopporto mia suocera e vivo male l’idea di andare da lei, ogni volta che devo farlo potrei sentirmi male. Il malessere e lo stato di attivazione, come la tachicardia, mi fanno restare a casa. Ecco allora che mi sono risparmiato un pomeriggio durante il quale sarei stato male con mia suocera.
Il motivo per cui ve ne parlo è proprio questo: cercare di non dare per scontato che un elemento disfunzionale a livello psicologico sia il sintomo di una pazzia.
I consigli dello psicologo
Come dicevo, il mio consiglio è esattamente questo: non patologizzare automaticamente un fenomeno, anche spiacevole, che viviamo a livello psicologico.
Se ho a che fare con un malessere, devo cercare di investigare e di capire come mai si sia verificato e, banalmente, a che cosa serva.
Molto spesso, infatti, anche se non siamo stati noi a voler stare male, il nostro sistema sviluppa delle protezioni. Queste possono trasformarsi a loro volta in un problema, ma in realtà nascono con lo scopo di proteggerci di fronte a eventi spiacevoli.
Ho fatto l’esempio del ragazzino che dava testate al muro e degli attacchi di panico per non andare dalla suocera, ma si tratta di esempi fin troppo comuni nella mia pratica clinica.
Il mio consiglio è quindi di non allarmarsi quando osserviamo delle difficoltà psicologiche, sia in noi stessi sia nelle persone a noi care. Invece di allarmarvi, vi consiglio di investigarle.
Ovviamente, se non riuscite a comprendere bene i nessi di causa ed effetto che vi hanno portato ad avere a che fare con quel malessere, il consiglio è di rivolgervi a uno psicologo.
Anche se in questo momento non siete pronti ad affrontare insieme a uno psicologo ciò che vi sta turbando, il mio consiglio rimane lo stesso: non vivetelo come qualcosa di assurdo, ma sappiate che ogni cosa, compreso lo stare male, si basa su una propria logica.
Se, per esempio, vivo chiuso in casa e non faccio niente perché mi sto iperproteggendo, potrei avere degli attacchi di panico e stare male perché la mia mente mi spinge a uscire da quella casa. Questo anche se, in quel momento, la casa mi sembra il paradiso perché mi permette di evitare il mondo.
Quindi, lo ripeto: non allarmatevi e, magari, parlatene con uno psicologo.
Saluti e anticipazioni
Eccoci arrivati alla fine di questa puntata.
Se l’episodio che avete ascoltato vi ha fatto riflettere anche soltanto per un momento, fermatevi un secondo e portatelo con voi nella vostra giornata. A volte basta una piccola consapevolezza per iniziare un grande cambiamento.
Se sentite che questa puntata potrebbe aiutare o incuriosire qualcuno che conoscete, condividetela. È uno dei modi più belli che abbiamo per prenderci cura gli uni degli altri.
Io sono Argo Penovi, psicologo e psicoterapeuta, e vi ricordo che, se avete paura, se dubitate o se a volte vi sentite bloccati, non siete strani: siete umani.
Ogni passo di consapevolezza è già un atto di coraggio che vi permetterà di raggiungere una vita migliore.
Per cui, niente paura.
Il prossimo episodio uscirà tra una settimana. Io vi aspetto.
A presto.