L’attacco di panico è una esperienza terrificante… ma perché la sperimentiamo?

Il nostro organismo è creato allo scopo di aumentare la possibilità di sopravvivere ad ogni circostanza, ed uno dei modi in cui ci riesce è evitare gli sprechi. Perché quindi il nostro corpo e la nostra mente investono così tante sostanze endogene e così tanto malessere per un qualcosa di apparentemente negativo?

 

La risposta è che anche l’attacco di panico ha una sua utilità fondamentale, che può perfino salvarci la vita.

 

Come?

Permettetemi un esempio:

Immaginiamo che un bambino stia giocando al parco. Il parco si affaccia su una strada estremamente trafficata. Ora immaginiamo che il bambino del nostro esempio decida di andare sulla strada trafficata. La madre del bambino prima gli dice di non andare su strada, ma il bambino la ignora. La madre lo avverte una seconda volta, poi una terza, ma il bambino continua ad ignorarla. Quando il bambino si avvicina troppo al limite della strada la madre, spaventata, lo strattona per farlo tornare al sicuro. Il bambino non riesce a capire il nesso causa effetto tra lo strattonamento agito dalla madre ed il pericolo scampato, ma sente solo il dolore per il brusco strattone che ha ricevuto, per questo il bambino si spaventa per la reazione della madre (e non per il pericolo reale) e si mette a piangere. Gli attacchi di panico, almeno all’inizio, funzionano allo stesso modo: se noi capiamo quale è stato il nesso causa effetto che ci ha portato beneficio (anche se pagato ad un prezzo altissimo) possiamo fare ciò che serve per riuscire a superare questa situazione.

 

Quello che purtroppo crea in molte persone il problema e che può concorrere al suo peggioramento è l’evitamento.

 

Più evitiamo ciò che ci spaventa e più ci sembrerà terribile. Per spiegarmi meglio: una pratica comune nelle persone che hanno la passione di cavalcare e negli artisti del circo è quella di rimontare immediatamente (sul cavallo o sull’attrazione) se si cade, allo scopo di non imparare ad avere paura (del cavallo o dell’attrazione). Se voi foste disarcionati da un cavallo ed aspettaste un mese prima di salire nuovamente su una groppa, avreste un po’ di ansia da prestazione e delle convinzioni limitanti. Se poi, a ridosso del giorno, evitaste di salire affrontare la vostra paura ecco che sarebbe ancora più difficile salire nuovamente su un cavallo.

Lo psicologo è quindi il professionista che può aiutarvi a fare i giusti nessi di causa ed effetto per aiutarvi a capire come “tornare in sella” alla vostra velocità, senza sottoporvi a stress inutili e aiutandovi a trovare il modo più sereno e veloce possibile.

 

Foto by Shutterstock

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