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Stress legato al divorzio

Se già la fine di una relazione sentimentale è un vero e proprio lutto in molti casi (e come tale può essere mal gestito o possono presentarsi delle difficoltà che rendono l’esperienza del malessere legata lutto peggiore rispetto ad altre) un divorzio può avere delle ripercussioni peggiori. Divorziare per alcune persone può essere una esperienza drammatica e la scarica di stress o il dolore che la accompagna possono avere delle conseguenze anche molto gravi.

Il rischio è che si possa cadere in una spirale negativa che può sfociare per alcune persone nel disturbo post traumatico da stress o nella depressione, un disturbo dell’umore che può avere ripercussioni potenzialmente molto gravi in tutti gli ambiti di vita, primi fra tutti quello relazionale e quello lavorativo.

La perdita del coniuge quindi può essere vissuta come un vero e proprio lutto.

In questi casi è fortemente consigliabili rivolgersi ad uno psicologo per essere aiutati ad elaborare il ldoloreche si sta vivendo e per concludere le cinque fasi dell’elaborazione del lutto, ovvero:

  1. Fase della negazione o del rifiuto: “ Una fase in cui non si vuole credere a quello che è successo ed è facile (e comune) cercare di rifugiarsi nella negazione di quanto accaduto, perché la negazione è un potente meccanismo di difesa che si attiva per proteggere la persone dalla tristezza. Una delle negazioni più comuni nella fine di una relazione è il rifiutarsi di accettare che la storia sia finita. Questa negazione può portare le persone ad atti di sottomissione e servilismo (agiti per cercare di riconquistare il proprio ex) o ad atti potenzialmente pericolosi dettati dall’ossessione, come lo stalking.  
  2. Fase della rabbia: In questa fase si manifestano emozioni forti come rabbia e paura. Chi vive in questa fase spesso esaspera queste emozioni nei riguardi del proprio ex, con i familiari, o con chiunque cerchi di contenere queste emozioni dirompenti. Nei divorzi l’ulteriore pericolo è che queste esplosioni di rabbia possono riversarsi anche sui figli, o che i figli vengano visti come potenziali “armi” per infondere lo stesso dolore che si sta provando all’ex.
  3. Fase della contrattazione o del patteggiamento: In questa fase si cerca il più possibile di identificare delle regole o dei patti per tenere alla larga il male. Ad esempio può capitare che cerchi di riavvicinarsi al proprio ex per “riprovarci” o può capitare che si pretendano in modo ossessivo delle scuse per il comportamento dell’ex, ritenuto malvagio.
  4. Fase della depressione: Quando diventa ormai chiaro che non è possibile alcuna contrattazione o negazione, si vive una fase di depressione. Questa fase però, anche se terribile, è un bene in realtà perché permette alla persona di confrontarsi con l’emozione della tristezza, e questo confronto permette al dolore di essere lenito.
  5. Fase dell’accettazione: quando la persona ha avuto modo di elaborare la tristezza inizia a provare accettazione. Sebbene l’accettazione non sia una condizione in cui si è sempre immuni dalle emozioni di rabbia o tristezza, tuttavia è un momento in cui il dolore viene “normalizzato” e si è pronti a proseguire la propria vita e a intraprendere una nuova storia.

Vivere la fine di un matrimonio può essere una esperienza molto dura quindi, ed uno psicologo può aiutare la persona ad uscire prima dal malessere che si sta vivendo. 

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