Il bullismo non nasce per magia, ma ha una sua specifica genesi ed un suo specifico mantenimento

 

Riguardo a questi interrogativi, i mass media forniscono una serie infinita di luoghi comuni che poco hanno a che fare con la realtà.

L’aspetto più importante, che paradossalmente è il meno affrontato, è che non viene quasi mai riportato il motivo per cui le vittime di bullismo non denunciano i loro aggressori agli insegnanti o non ne parlano a casa.

I ragazzi vittime non ne parlano, spesso per paura di non essere creduti o per vergogna per aver ricevuto la prepotenza senza essere riusciti ad impedirlo. La paura di ricevere un’ulteriore denigrazione da parte della propria famiglia (che figlio sei? Perché non hai reagito? Io avrei fatto diversamente) frena questi ragazzi, anche coloro che in realtà sono figli di genitori che li capirebbero.

Anche le tipologie di angherie subite non sono sempre le stesse.

Quando il bullo è un ragazzo agisce prevalentemente violenza fisica, quando il bullo è una ragazza agisce prevalentemente violenza verbale, volta a schernire e ad umiliare la vittima.

 

In entrambi i casi la vittima, già di per sé tendente all’isolamento per altre sue caratteristiche, come timidezza, introversione, gracilità ecc viene ulteriormente isolata dai bulli.

 

Nel frattempo gli altri compagni, chi per disinteresse, chi per paura, chi per senso di impotenza, non difendono la vittima contro il bullo. Agli occhi della vittima, questo disinteresse viene percepito come una aperta ostilità ed una convalida sociale (se il bullo commette una azione malvagia e nessuno lo attacca, allora vuol dire che gli altri sono d’accordo con il bullo).

 

La vittima allora ha la percezione che non deve combattere solo contro il bullo ma anche contro tutta la classe intera, e questo aumenta il suo senso di impotenza e di frustrazione.

 

A causa di ciò, la vittima inizia a rinchiudersi sempre di più in sé stessa, isolandosi e allontanando gli altri, perché, ad ogni prepotenza del bullo, la vittima incolpa sia lui che l’intera classe. I compagni quindi percepiscono la sua ostilità, e vi reagiscono isolando ancor di più la vittima ed accettando il ruolo di spettatori indifferenti. Il bullo vede che le sue azioni non solo non hanno conseguenze, ma anzi sono accettate dall’ambiente, per cui continua ad agire le prepotenze, e la spirale continua all’infinito.

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Il bullismo quindi ha una sua precisa genesi ed un suo preciso mantenimento. Un genitore può aiutare il proprio figlio a spezzare questa catena, questo circolo vizioso, ma a volte, in alcuni casi, scegliere di rivolgersi ad uno psicologo può velocizzare il ritorno del sorriso nei vostri figli.

Foto by Shutterstock

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